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Paragrafo 4 . Kierkegaard e i manuali di filosofia.


Le nostre scuse a Kierkegaard.
     
Alla mia morte ci sar parecchio da fare per i docenti. Le infami
canaglie! Eppure ci non servir a nulla, anche se sar stampato e
ristampato,  letto  e  riletto. I docenti mi convertiranno  in  un
articolo  di  lucro;  mi  fanno oggetto del  "docere",  forse  con
l'aggiunta:  per  es.  la  sua  propriet    che   non   si   pu
"docere"!(53).
     Kierkegaard  -  come  stato sottolineato - era  atterrito  e
mortificato  dall'idea  di  poter  essere  un  giorno  considerato
semplicemente come un paragrafo della storia della filosofia,  di
venir  esposto  con  meticolosa pedanteria,  da  qualche  cattedra
universitaria, dalla voce noiosa di qualche libero  docente,  che,
senza  accogliere  il suo messaggio di vita e di  ribellione,  gli
avrebbe  assegnato  una pagina qualunque nel libro  della  cultura
umana(54).
     Dobbiamo  quindi  le nostre scuse a Kierkegaard,  per  averne
fatto  un  capitolo  di questo manuale,  ma,  al  tempo  stesso,
vogliamo  sottolineare che il capitolo Kierkegaard    collocato
fra  quelli  dedicati  a  Leopardi e a Dostoevskij:  la  filosofia
finalmente  sembra  riconoscere come proprio anche  quel  pensiero
poetico,  che    -  come quello di Kierkegaard  -  un  pensare
concreto,  che  ha le sue radici nell'esistenza,  che  accetta  la
contraddizione e l'irrazionalit, l'apora e il paradosso,  perch
tale    l'esistenza,  scissa tra radicali antinomie  che  nessuna
sintesi   e   nessun  sistema  concilia  se  non  a  spese   della
verit(55).
     La  dimensione e la categoria del singolo, che  Kierkegaard
rivendicava  per  s  e  per  ciascun  uomo,  sembravano   a   lui
inconciliabili  con la filosofia: Hegel che negava  esplicitamente
quella dimensione (l'individuo si realizza negando se stesso nello
Stato);  Feuerbach  e  gli  hegeliani, che  pure  parlavano  della
centralit  dell'uomo,  si  riferivano  a  un  uomo  universale  e
astratto;  Marx  proiettava  l'affermazione  del  singolo  in  una
societ  futura  che  avrebbe seguito la fine della  divisione  in
classi;  Schopenhauer annullava di fatto la dimensione individuale
nell'assolutezza del Wille, contro cui il singolo  non  pu  nulla
(si pensi alla sua critica al suicidio).
     Kierkegaard   incentrava  tutta  la   sua   riflessione   sul
singolo,   anche   se  prevedeva  tempi  lunghi   per   la   sua
affermazione:  passer ancora del tempo prima che  la  storia  del
mondo  arrivi  davvero  a possedere il concetto  del  singolo.
Prima  bisogner frantumare gli Stati: pi grande  il progresso,
pi  piccolo  sar  lo Stato. Se tutti avranno da  partecipare  al
governo, lo Stato dovr essere piccolissimo(56). Oggi sono andati
in  frantumi gli imperi, e alla loro disgregazione segue quella di
molti stati; ma, soprattutto, con la crisi della
     
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     modernit,  si  sono  disgregate  molte  delle  certezze  che
tenevano  gli  uomini uniti l'uno all'altro, forti  di  un  comune
sapere  e di una comune verit: e grandissima  l'attenzione  alle
situazioni  particolari - sia sul piano politico,  sia  su  quello
culturale  -;  nella  societ occidentale si  riaprono  spazi  per
l'affermazione  del  singolo.  In  questa  nuova  situazione  il
pensiero  di Kierkegaard pu rappresentare qualcosa di pi  di  un
capitolo  accanto ad altri con cui non ha nulla  a  che  fare:  ,
infatti, un capitolo importante all'inizio di un nuovo libro.
